Focaccia barese ricetta di ammodomio

Focaccia barese ricetta di ammodomio

Focaccia barese ricetta di ammodomio

Ingredienti per una teglia di cm 30 di diametro

300 gr farina 00 
250 ml circa di acqua appena tiepida 
6 gr di lievito di birra fresco 
½ cucchiaino scarso di zucchero
2 cucchiaini rasi di sale fino

per il condimento:

50 gr d’acqua
30 gr di olio extra vergine + altro per ungere la teglia
10-12 pomodori pachino
10 olive verdi io quelle nere
3-4 grossi pizzichi di sale (abbondanti)
origano fresco

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Polletto vagabondo al vino rosso e cipolle di Tropea

Il “Polletto vagabondo” al vino rosso e cipolle di Tropea è nato questa domenica. Ne avevo uno intero da consumare, e a dirla tutta pochissima voglia di mettermi ai fornelli. Lo guardavo, lo giravo e pensavo: lo lascio intero? Lo faccio a pezzi? Come lo cucino?

Allora ho preso tutti gli aromi sul balcone di casa mia e le spezie nella dispensa. Ho messo il polletto intero in pirofila e ho iniziato a “nzipparlo” (vuol dire riempirlo) di aromi, tanto ho pensato male non gli faranno. Stile vagabondo, ogni tanto ci sta, sembra siano i piatti più buoni, il perché rimane un mistero.

Poi anni fa un’amica mi disse di cuocere le cipolle di Tropea dolcissime in forno, e da allora ogni qualvolta ne ho occasione le faccio così, anche le cipolle si potrebbero definire “vagabonde”, tagli e via.

Polletto vagabondo al vino rosso e cipolle di Tropea

Per me poi che ne vado pazzo, sia crude che cotte, sono una vera goduria. Il polletto fatto alla “vagabonda” è profumatissimo e semplice da preparare, alla fine vi leccherete i baffi.
Morbido internamente e pelle croccante. Una raccomandazione solamente: il vino non fatevelo mancare quando lo gustate. Ecco come l’ho preparato:

1 Polletto intero da 600/700 gr
2 Cipolle rosse di Tropea
2 Carote;
vino rosso
Aceto bianco
Olio extra vergine di Oliva
2 Pomodorini ciliegino
Mezzo limone bio
3 spicchi di aglio
rametti di Rosmarino fresco
foglie fresche di Salvia,menta e basilico 
peperoncino secco macinato grossolanamente
origano secco
semi di Finocchio
pepe bianco
sale q.b.

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Crostata ai frutti rossi con frolla di Montersino

Crostata ai frutti rossi con frolla di Montersino, una vera bontà.

La pasta frolla di Montersino è friabile, delicata e si scioglie in bocca. Ottima da utilizzare sia per biscotti che crostate.

In rete si sentono tante critiche su questa frolla, ma io l’ho trovata perfetta. Presa dalla curiosità ho voluto provarla e certamente la utilizzerò quando avrò voglia di una frolla senza lievito. 

Nel blog trovate anche questa mia ricetta, fatta un bel pò di anni fa che trovo deliziosa. Per la ricetta cliccate QUI

Ingredienti

500 g di farina  per dolci io ho usato quella del Molino Golia
300 g di burro a temperatura ambiente
200 g di zucchero a velo
80 g di tuorli  che sono circa 4
1 g di sale fino
1 bacca di vaniglia
buccia grattugiata di limone 
1 barattolo di marmellata ai frutti rossi

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La frolla all’olio, la carta e la penna

La frolla all’olio, la carta e la penna. Tanti  fogli “volanti”, ne ho cumulati un bel pò in questi anni, con su scritte le ricette che volevo fare e che ho fatto. Alcuni fogli li ritrovo nei libri di cucina anche dopo molto tempo o anni, sono la mia memoria per certi versi. Diventano dei ricordi come lo diventa una foto.

La frolla all'olio, la carta e la penna

Mi piace prendere carta e penna e togliere, aggiungere o modificare gli ingredienti. Su alcuni fogli segno così tante varianti che li rendo irriconoscibili. Poi sto anche svariati minuti a rileggerli perché mi serve per risalire a quella iniziale da cui sono partito.

Oppure a volte leggo la ricetta che avevo appuntato ma non avendo segnato cos’era devo risalirci dagli ingredienti. Sono molto ordinato in realtà, ma questa cosa mi piace da morire. Un finto disordine misto ai ricordi che si accumulano.

Queste in foto sono di alcune crostate che ho preparato nel corso di questi anni. Hanno tutte di base una frolla  a modo mio. Fanno parte tutte di un unico foglietto scritto e riscritto. Sicuramente più leggera: ha il miele al posto dello zucchero,  l’olio buono di Calabria delle nostre campagne al posto del burro e farine miste di Riso di Sibari e integrali. Sostituisco anche in base alla disponibilità con farina di tipo “1” o “2”. Le farine meno sono raffinate e più ci fanno bene, oltre a far diventare più buona la nostra crostata. Quindi queste sono fatte così:

 200 gr di Farina di Riso – 180 gr di Farina Integrale – 80 ml di Olio extra vergine di oliva – 130/140 gr di miele – 3 uova – semi di una bacca di Vaniglia – mezza bustina di Lievito per dolci – buccia di un Limone Bio – una spolverata di Cannella – 1 pizzico di Sale.

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Cous cous così, alle verdure

Cous Cous Così, alle verdure grigliate.

“Sentirsi a casa non significa essere a casa”, sono due cose diverse anche se sembrano uguali.  Mi sono sentito a casa a Venezia, a Pordenone, in Romagna, a Porto D’Ascoli, ma poi la mia casa è dove sono le mie radici: in Calabria. Una radice molto forte, ma ciò non significa che pur avendo radici così forti e profonde non debba mai spostarmi da questo luogo.

Il legame con il luogo di nascita non sparisce mai, ogni cosa ha una storia, ma spostarsi apre la mente verso nuovi orizzonti.

Un posto nuovo per noi significa creare da zero una storia nuova. Un ricordo nuovo che mai potrà essere messo a paragone o avere la stessa importanza di quello dove sei cresciuto. Ogni volta che devo spostarmi per lavoro o studio sono molto contento. Dentro di me ho una voglia incredibile di scoprire culture e modi di vivere. L’Italia è un paese unico.

Cous cous così, alle verdure

Attraversando i luoghi immagino sempre le vite che li vivono: le culture, le storie.

Mi fermerei a visitare ogni paesino e a parlare con i loro abitanti. Praticamente un viaggio di 6 ore diventerebbe di un mese. Mi affascinano i paesini arroccati e fronte mare. Mi intrufolerei nell’entroterra a piedi e li girerei tutti. Vorrei assaggiare i loro piatti, sapere cosa hanno mangiato negli ultimi 60 anni e influenzato le nostre tavole odierne. C’era la necessità di mettere nel piatto qualcosa a pranzo e a cena, fare la spesa al supermercato era un optional, bisognava lavorare tutto l’anno per fare provviste.

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